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Voltaire, ovvero scegliere l’amante ‘giusta’

Occupandosi su ‘Le monde diplomatique’ (giugno 2014, ‘A hauteur d’homme’) dei filosofi francesi del Settecento che “si impegnano nella vita pubblica, pretendono di giocare quali consiglieri un ruolo politico, credono nel potere della parola che si esercita anche nei salotti”, Dominique Autrand si intrattiene sulle donne che in quella congerie, pur non apparendo con evidenza sulla scena, “hanno le loro cose da dire”.

Tra loro, “delle personalità magnifiche, come Madame du Chatelet”.

Vale davvero la pena, sia pure in punta di penna, di parlare di Gabrielle-Emilie Le Tonnellier de Breteuil marchesa di Chatelet.

Nata nel 1706 in una nobile e antica famiglia, studierà filosofia, matematica e fisica ai più alti livelli, scriverà ‘Istituzioni di fisica’, un importante saggio dedicato ai ‘Dubbi sulle religioni rivelate’ e le interessanti ‘Riflessioni sulla felicità’.

Studiosa di Isaac Newton, ne tradusse le opere in francese.

Gabrielle-Emilie Le Tonnellier de Breteuil marchesa di Chatelet
Gabrielle-Emilie Le Tonnellier de Breteuil marchesa di Chatelet

Dovrebbe, Madame du Chatelet, essere nota ovunque e comunque per la sua personalità e per la dottrina.

Lo è, alla fin fine e di sguincio, per essere stata a lungo, con alti e bassi per il vero (un lasciarsi e riprendersi durato a lungo, dal 1734 al 1749), l’amante di Voltaire.

Trattandone, Dominique Autrand verga “La maitresse de Voltaire enseigne a son amant la physique et la mathématique” e termina le brevi righe a lei dedicate con queste parole:

“Ella raccomanda di disfarsi dei pregiudizi restando disponibili alle illusioni, di adorare gli studi e – prezioso consiglio agli innamorati – di amare sempre un po’ meno di quanto si è amati, per non soffrire”.

Morirà nel 1749 per le conseguenze di un tragico parto al quale non sopravvivrà neppure la figlia frutto di una relazione col poeta Saint-Lambert.

Dirà Voltaire: “Je n’ai pas perdu une maîtresse mais la moitié de moi-même. Un esprit pour lequel le mien semblait avoir été fait” (“Non ho perduto un’amante ma la metà di me stesso. Un’anima per la quale la mia sembrava fatta”).

Mille volte chapeau, Madame.

Mille volte!

Mauro della Porta Raffo