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Scene da una ASL di Milano

Ore 8,00: mi presento con mezz’ora di anticipo sull’orario di apertura in un cortile dove c’è la porta della ASL sbarrata.

Ho già una trentina di persone davanti, tra le quali una signora con l’aria di saperla lunga che distribuisce degli strani numerini preparati da lei a casa.

Sono un po’ perplesso, poi mi spiegano che sono stati creati per evitare l’assalto all’arma bianca alla macchinetta che distribuisce i numerini veri e propri una volta che gli uffici verranno aperti.

Alle mie spalle un signore africano è più perplesso di me e ci scambiamo uno sguardo di perplessità multietnica.

 

Ore 8,30: causa assemblea sindacale gli uffici apriranno alle ore 11,00. Sommossa popolare con insulti vari, coloriti e prolungati.

Il signore africano guarda la scena in silenzio sempre più perplesso.

Un altro signore dall’accento meridionale tira fuori il cellulare e comincia a dire: “Adesso chiamo i carabinieri”.

Dopo venti minuti che lo ripete come un mantra uno gli chiede: “Allora li ha chiamati sti carabinieri?”.

Risposta: “No, ma adesso li chiamo”.

 

Ore 11,00: aprono gli uffici e nonostante i numerini distribuiti dalla signora c’è un assalto all’arma bianca alla macchinetta per prendere il numerino vero e proprio.

Tra spinte, gomitate e colpi bassi sotto la cintura riesco a conservare, più o meno, la posizione che avevo in fila nel cortile.

Mi sono battuto bene.

 

Ore 11,20: annuncio di un’impiegata: “Si sono bloccati i computer e non sappiamo quando ripartiranno”.

Seconda sommossa popolare della mattinata con insulti vari, coloriti e prolungati, in parte gli stessi della prima sommossa in parte nuovi di zecca.

Intervento dei vigili dell’adiacente comando di zona per placare gli animi.

Nel caos riesco a scambiare uno sguardo di perplessa solidarietà con il signore africano.

Intanto, appartato in un angolo, il signore dall’accento meridionale ripete per la duecentocinquantesima volta “Adesso chiamo i carabinieri”.

Record mondiale assoluto e certificato che gli varrà una citazione nella prossima edizione del “Guinness Book of Records”.

 

Ore 11,40: nel marasma generale individuo una impiegata della ASL dall’aspetto umano e stranamente cordiale.

Mi avvicino e lei mi fornisce utili delucidazioni sui documenti da portare per avere il certificato di cui ho bisogno.

 

Ore 11,45: esco dagli uffici della ASL, perplesso e anche un po’ provato devo dire, ma con tutte le informazioni necessarie per ripresentarmi una delle prossime mattinate preparato.

A tutto!

Silvano Calzini