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Lo sapete, papa Francesco non mi piace. Su di lui, a proposito delle sue parole, dei suoi atti, delle sue idee ho scritto più volte e chi lo desideri può trovare i miei scritti al riguardo nel sito. Sabato 30 novembre, in Varese, con don Luca Violoni, ho presentato il libro ‘Francesco, uno di noi’, Rizzoli Editore, vergato da Vincenzo Sansonetti. Ho chiesto appunto a Sansonetti di inviarmi alcune righe per fornire agli amici lettori una differente opinione sul romano  pontefice. – MdPR

* * *

«E adesso, incominciamo questo cammino».

Così diceva papa Francesco, appena eletto, la sera del 13 marzo 2013.

«Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia».

Sono trascorsi alcuni mesi dai primi, sorprendenti passi di Bergoglio, che i «fratelli cardinali» sono andati a prendere «quasi alla fine del mondo».

Non è più uno sconosciuto: è con noi, uno di noi.

Ci sono familiari il suo sorriso, il tratto cortese e gioviale, la sua semplicità e sobrietà, l’inesauribile capacità di accoglienza, unita a sapiente e solida dottrina.

«Il volto di Dio è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza», dirà il 17 marzo 2013, al primo Angelus.

Non passa giorno senza che ci stupisca con un gesto, una parola, spiazzandoci e interrogandoci nel profondo.

Ama verbi come edificare, condividere, servire («il vero potere è il servizio»), perdonare, custodire («siate custodi dei doni di Dio!»), guarire.

E sostantivi come libertà, pace, speranza («per favore, non lasciatevi rubare la speranza»), misericordia, tenerezza («non è la virtù del debole»), gioia («non siate mai uomini e donne tristi»), solidarietà («una parola chiave di cui non dobbiamo avere paura»).

Ricorre ad espressioni tratte dal linguaggio comune.

La copertina del libro ‘Francesco, uno di noi’, Rizzoli Editore, vergato da Vincenzo Sansonetti
La copertina del libro Francesco, uno di noi, Rizzoli Editore, vergato da Vincenzo Sansonetti

Così, il nostro non è «un Dio indefinito e diffuso, come uno spray sparso un po’ ovunque»; «pensiamo che andare a confessarci è come andare in tintoria per pulire la sporcizia sui nostri vestiti»; la vita non è «un’autostrada senza ostacoli».

Bacchetta: i preti siano «pastori, non funzionari».

Precisa: «Trovare Gesù fuori della Chiesa non è possibile».

Chiarisce: «La fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre,  ma lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino».

Sprona: «Scommettete su ideali grandi, quegli ideali che allargano il cuore».

S’indigna: «Un capitalismo selvaggio ha insegnato la logica del profitto ad ogni costo».

Difende la dignità dell’uomo: «La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro -, o non serve più – come l’anziano».

Mette in guardia: «il Diavolo agisce», ma «Dio è più forte».

Rassicura: «Il mondo non è peggiore di cinque secoli fa!».

La rivista Vanity Fair l’ha eletto «uomo dell’anno», anche per il piglio deciso con cui ha avviato riforme e cambiamenti radicali in Curia.

Time l’ha definito The people’s Pope, il Papa della gente (il 28 luglio 2013, nel viaggio di ritorno dal Brasile, dopo essere stato alla GMG, ha confessato ai giornalisti: «Ho bisogno di gente, di trovare gente, di parlare con la gente»).

Ma ciò che più conta è che ai fedeli dei cinque continenti, e a tutti gli uomini di buona volontà, Francesco stia offrendo parole coraggiose, insegnamenti preziosi.

In omelie, discorsi, saluti e in altre occasioni ci ricorda chi siamo, qual è il nostro destino, cosa significa stare con Gesù, come vivere in pienezza i giorni terreni in attesa della gloria eterna.

Concetti non nuovi nella bimillenaria storia della Chiesa, ma espressi con una forza e una schiettezza capaci di colpire dritto al cuore.

Vincenzo Sansonetti